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L'Airone é un Gruppo Sportivo relativamente giovane. La sua é una storia che si avvia, con un rinnovato entusiasmo, verso i quarant'anni di vita.
Ricostruirne a distanza i fatti salienti non risulta tuttavia semplice per chi non é stato attore diretto o protagonista della stessa. Il presente scritto vuole pertanto essere un invito a quanti questa storia l'hanno costruita, dedicando al gruppo sportivo tempo, passione, lavoro. Sappiamo benissimo che sono tante le persone che avranno cose da raccontare e documenti da proporre per contribuire a far conoscere a noi e tramandare ai posteri, una storia che per quanto simile a tante altre, ha consentito alla nostra città di offrire ai suoi giovani cittadini un'occasione per crescere in un ambiente sano, educativo ed ispirato ai valori cristiani. Elementi, quelli accennati, che assumono una valenza di primaria importanza se inquadrati nel clima sociale, economico, nel quale é nato e cresciuto il Gruppo sportivo.
L'Airone, gruppo sportivo oratoriale, svolge la sua attività nella parte nord della città di Pioltello, conosciuta come "Pioltello Nuova", che annovera, quale parte territoriale significativa, il "Quartiere Satellite". La sua storia e il significato della sua attività va pertanto letta in parallelo alle problematiche del quartiere di riferimento.
Sviluppatosi nel corso degli anni sessanta, a ridosso di una zona anticamente conosciuta come Cascina Bertulé, posizionata nell'area attualmente occupata dal Centro Anziani di via Leoncavallo, e chiamato inizialmente "Quartiere Bertoledo", s'impose da subito col nome di "Città Satellite di Milano". L'obiettivo dei costruttori mirava a presentare questa nuova realtà come città modello, ricca di servizi e comfort ai confini della grande Milano. Una sorta di occasioone di seconda residenza per i cittadini milanesi, desiderosi di lasciarsi alle spalle il caos e l'oppressione della grande città per vivere nella cittadella dove tutto esprime modernità, bellezza, serenità. Purtroppo, come tutti i cittadini di Pioltello sanno, non andò così ed il quartiere produsse in quegli anni un fortissimo processo migratorio con un repentino passaggio della popolazione da 15.000 a 30.000 abitanti. Ma soprattutto si trovò a fronteggiare problemi sociali di varia natura connessi al ritrovarsi insieme di migliaia di persone con storie e culture eterogenee e foriere di conflitti che segneranno per lungo tempo l'immagine del territorio e che solo la storia di questi ultimi anni, ancora più problematica, legata alla significativa presenza di stranieri extracomunitari, ha cancellato, ma per far posto ad una realtà nella quale il Gruppo Sportivo ritorna ad essere protagonista e occasione di reale integrazione e socializzazione.
C'era quindi, in quel lontano 1969, la necessità di dare un contributo alla crescita sociale di un'eterogenea collettività, oggi ricostituitasi su etnie diverse e problematicità ancora più rilevanti per la soluzione delle quali l'Airone é sempre in prima fila.
Come storicamente dimostrato, sono gli oratori, ancor prima delle istituzioni deputate, a tentare di dare qualche risposta ai bisogni dei più giovani. E cosi, in quel lontano 1969, cinque volenterosi Signori (Del Gesso Pietro, Ranica Giuseppe, Gemma Giuseppe, Menin Franco e Cesare), capitanati da colui che poi diventerà lo storico Presidente del Gruppo Sportivo, Rivetta Mario, armati di badili e carriole, diedero avvio, sul terreno messo a disposizione dalla Parrocchia Maria Regina, alla realizzazione del campo di calcio sul quale avrebbero cominciato, di li a poco, a sferrare i primi calci al pallone i tanti giovani presenti nel quartiere.
Si parte nel 1970 con la seconda categoria del campionato CSI. La sede del Gruppo é un locale della Parrocchia. Grandi sacrifici per i nostri pionieri, impegnati, ogni sabato a tracciare il campo e a mettere a punto gli aspetti organizzativi per garantire lo svolgimento delle partite pomeridiane e serali.
Interlocutore privileggiato del Gruppo Sportivo é naturalmente Don Ercole, senza disposizioni del quale non si muove foglia. Diventa pertanto un'impresa riuscire a convincerlo a dare il permesso per costruire la recinzione saldamente immersa nel muretto di cinta. Altre pressioni ed il cuore di Don Ercole cede ancora e dà il via libera alla realizzazione dell'impianto d'illuminazione. L'opera é impegnativa e richiede la collaborazione di molti che non é facile trovare. Servono soldi per l'acquisto dei fari, che alla fine vengono acquisiti per la cifra di 320.000 lire.
CONTINUA......................